domenica 7 ottobre 2018



nicolettaforcheri.wordpress.com UE: il NON mercato e la NON moneta Nforcheri 7/10/2017
Per chi pensa che questa Europa sia basata sul “mercato” e la “concorrenza”, allora mi spieghi come mai alle aste dei nostri titoli di stato, dove c’è il 50% di domanda in più rispetto all’offerta, noi dobbiamo pagare “lo spread” come penale per “rassicurare” i primi prenditori di BOT e CCT nostrani?
I giudizi “politici” delle agenzie di rating sono solo scuse per spremerci di più, altrimenti non si capisce come mai, contrariamente alla prima legge del mercato, noi dobbiamo calare il prezzo dei Titoli di Stato in una situazione di domanda che supera l’offerta degli stessi. Cioè, proprio il contrario del “mercato”.
(E certo, perché il “mercato” è un oligopolio di banche dealer che ha deciso di prelevarci risparmi e patrimonio).
Il problema dell’Italia non è tanto il debito pubblicoquanto ciò che lo ha provocato, lo spread: se l’euro fosse una vera moneta unica, l’Italia non dovrebbe “acquistare” il denaro a un “prezzo” più caro degli altri e tutti gli Stati dell’eurozona si rifornirebbero di liquidità allo stesso “prezzo” (che poi è il rendimento sui titoli di Stato).
Con questa sperequazione intrinseca nello strumento “euro”, l’Italia ha pagato interessi sul debito in 10 anni più alti di tutti gli altri paesi, pari a circa un terzo del solo debito pubblico attuale, che come una palla di neve aumenta sempre di più, grazie alla tecnica degli interessi alla francese. Il cartello delle banche dealer presta moneta in cambio di titoli di Stato ma non stampa gli interessi da pagare sugli stessi i quali vengono via via rinviati alle prossime emissioni di liquidità con asta “pubblica” ma in realtà “privata”, e pesano come un macigno sull’economia italiana. I governi si ritrovano a dovere aumentare le tasse e le imposte, per rimborsare gli interessi fraudolenti di un debito pubblico nazionale diverso secondo lo Stato membro che non dovrebbe esistere se l’euro fosse una vera moneta unica. E questo è elementare.
Quello che non si dice a sufficienza,  è che senza tale sperequazione intrinseca nello strumento monetario europeo, che penalizza pesantemente l’Italia, noi “rischieremmo” di essere l’economia più forte d’Europa e in crescita, così com’era stato previsto in un report del FMI del 1989. Ma come una zavorra lo spread ci frena costantemente, aiutato dal tifo contrario del consesso “mercati-UE” o “mercati-politica” che si rimpallano costantemente le responsabilità di tale osceno dogma dell’austerity, inventato per mantenere “stabili” i rendimenti dei titoli finanziari di lorsignori, i sedicenti “mercati”. E tradendo gli originali obiettivi consacrati nei Trattati, il benessere dei popoli, che entrano in rotta di collisione con la “stabilità” dei prezzi sancita dai nuovi trattati UE, dove per “prezzi” naturalmente si i ntendono i rendimenti dei TDS. Stabili ma diversi a seconda dei paesi. Che pacchia !
La moneta unica non è né unica, né moneta, bensì uno strumento finanziario fatto su misura degli speculatori internazionali che si avvantaggiano delle differenze di “cambio” tra paese e paese dell’eurozona (appunto i diversi rendimenti) e soprattutto dei lauti compensi dovuti ai titoli italiani: è un segreto di pulcinella che il nostro debito pubblico sia stato, e lo sia ancora, una manna per i cosiddetti “investitori” prima con il divorzio Tesoro Banca d’Italia (1981) e poi con la tecnica fumosa dello spread, grazie alla gabbia dell’euro.
A questo aggiungasi il meccanismo del prezzo d’asta marginale (vedi  qua  descritto da Rinaldi  ) che contrariamente agli altri paesi dell’eurozona costringe il Tesoro italiano ad accettare l’offerta marginale di rendimento più elevato dei TDS nella rosa di offerte del cartello delle banche specialiste in titoli di Stato, tutte banche estere e o partecipate da Stati ed enti pubblico europei/esteri (cfr.http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/debito_pubblico/elenco_specialisti/Elenco_degli_Specialisti_in_titoli_di_Stato_-_Dal_2_luglio_2018.pdf ).
Aggiungasi anche il fatto che tra le banche dealer specialiste in titoli di Stato non compare alcuna banca completamente pubblica nostrana, come potrebbe esserlo ad esempio la CDP – obiettivo del governo gialloverde è di trasformarla in una banca pubblica per gli investimenti – e che potrebbe quindi “rifornirsi” di moneta presso la BCE  – leggi creare credito – al migliore prezzo delle altre banche private, e come succede per gli altri Stati dell’eurozona.
Con una banca pubblica per gli investimenti, si potranno rifinanziare banche e imprese a costi minori, allo stesso prezzo con cui si rifinanziano le banche private. Infatti contrariamente agli altri paesi, in Italia non esiste più una sola banca completamente pubblica: Francia e Germania hanno ad esempio la Cassa depositi e prestiti, oltre ad altre banche pubbliche come le casse rurali tedesche,  e la BPI francese interamente pubbliche mentre la CDP italiana è compartecipata anche dalle fondazioni bancarie.
La possibilità di avere una banca pubblica è prevista dall’articolo 123 dei trattati UE che prevede che la banca pubblica possa rifornirsi di denaro allo stesso tasso a cui si riforniscono le banche commerciali private, che attualmente è dello 0,75% (tasso di rifinanziamento principale) e dellol 1.50% (tasso di rifinanziamento marginale od overnight) (cfr. qua) mentre il tasso con cui si indebita lo Stato presso le banche private è del 3.41% dietro solo a quello dell’Ungheria che è del 3.78% (i paesi più populisti!!).
E come se non bastasse, aggiungiamo il fattore peggiorativo che Bankitalia è l’unica banca al mondo praticamente completamente privata – tranne un 5% dell’INPS che come abbiamo visto si comporta né più né meno di un fondo speculativo estero, vedasi Fornero e altri crimini contro l’umanità compiuti da questo fondo – i cui azionisti sono praticamente  tutte  banche private, che hanno la maggioranza di voto al cda, e molti dei quali coincidono con le stesse banche del cartello delle dealer !!  Gravissimo conflitto di interessi eppure non ne ho mai sentito parlare nei media mainstream!
Tutti elementi la cui correzione non solo è d’obbligo per il nostro paese, ma non può e non deve subire alcuna critica, censura o “penale” da parte delle istituzioni UE, visto che gli altri Stati membri operano con il meccanismo d’asta discrezionale, hanno banche centrali per lo più pubbliche o in maggioranza pubbliche e hanno banche completamente pubbliche come le CDP francesi e tedesche oppure le Sparenkassen dei Lander, o la BPI francese che aiutano allegramente le aziende di Stato e gli enti pubblici, senza che l’antitrust di Bruxelles batta ciglio (vedasi https://megachip.globalist.it/kill-pil/2017/05/12/francia-li-lo-stato-azionista-e-permesso-1000300.html ).
Ricordiamo infatti che per Francia e Germania vale l’articolo 345 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, secondo cui il regime proprietario degli Stati membri va rispettato, e le istituzioni europee NON possono intervenire per sindacare sulla necessità di effettuare privatizzazioni, come lo fanno costantemente BCE e Commissione europea da almeno il 2011 ogni qualvolta che si tratta di predisporre una legge finanziaria italiana. Sappiate che alla prossima letterina delle istituzioni in cui l’UE spinge l’Italia a privatizzare, essa viola il suo stesso principio sancito dai Trattati e non sarebbe affatto il primo caso o la prima volta.
Articolo 345 del Trattato del Funzionamento dell’UE http://www.isaonline.it/mag/UE-Funzionamento.html
Ritornando all’eurogabbia, se fosse una moneta infine, non avrebbe alcun bisogno del mercimonio con i titoli del debito sovrano, e se fossimo un paese che si autodetermina non verremmo “quotati” su una borsa “valori” alle aste dei titoli presso fondi e istituti finanziari privati, oppure misti pubblico-privato con la compartecipazione al “bottino” Italia di altri Stati, di cui Francia, Belgio, Lussemburgo, Germania.
A parte l’illegalità con cui è stato applicato Maastricht – adottato con procedura irregolare, un semplice regolamento comunitario ha cambiato nome alla Comunità che è diventata Unione europea e ha modificato i Trattati istituendo il Meccanismo europeo di Stabilità senza la necessaria conferenza intergovernativa e unanimità (cfr. Guarino) – la non moneta non  unica, fa venir meno il principio fondamentale di parità tra Stati membri, che dovrebbe essere – ed è nei Trattati – uno dei pilastri fondanti della Comunità europea.
Senza parlare dell’ulteriore sperequazione dovuta al fatto che la Francia stampa una moneta scritturale e in banconote – il CFA – che presta a tassi usurai a 14 paesi africani + le Comore, in cambio di euro, dollari, yen, yuan, indebitando doppiamente quei paesi, anche perché il CFA accorda loro il “diritto” – o piuttosto l’onere – di indebitarsi in diritti speciali di prelivo presso il FMI. Come scritto in altri articoli, la riserva in valuta estera imposta alle 3 banche centrali africane di quei paesi, è tenuta in tre conti del Trésor francese, il cui importo e le cui finalità sono altamente segreti, ma di cui alcuni mormorano ammontino a 500 miliardi di euro.
Dal sito della Banque de France, gli Istituti di emissione francesi nelle colonie, di monete CFA e CFP
E che dire del fatto che sempre la Francia stampa pure, come da protocollo 18 dei Trattati UE il CFP – franco coloniale polinesiano – per la Polinesia, la Nuova Calidonia e Walles e Futuna?
Protocollo aggiuntivo n.18 ai Trattati UE
A parte che il principio di parità è del tutto violato, si pensi anche ai vari protocolli di Olanda, Danimarca e Germania, mentre l’Italia non gode di nessunissima eccezione, se anche avessimo una “vera” moneta unica a livello europeo, ciò non toglie che essa dovrebbe riguardare solo alcune competenze del livello europeo e non certo quelle nazionali e o locali-territoriali, che dovrebbero rimanere intatte. Dovrebbe vigere il principio di sussidiarietà (a proposito dove è finito?), anch’esso uno dei pilastri fondanti della Comunità europea (nell’Unione europea la cosa è più sfumata).
Sussidiarietà e parità non impedirebbero, ad esempio, la coesistenza di monete locali e moneta europea, poiché a livello europeo vige l’obbligo di banconote e monetine in euro come corso legale, ma niente può essere vietato o imposto per quello che riguarda strumenti monetari fiduciari a corso facoltativo o altri strumenti di pagamento.
Da quando mondo è mondo hanno sempre coesistito varie monete su vari livelli – così come hanno sempre coesistito varie lingue e vari registri, tranne che nelle dittature o negli imperi dittatoriali. Per circa mille anni, circolarono in Europa le monetine per il commercio minuto, localmente, in bronzo e rame, dal valore nominale definito dai vari Principi, da una parte. e le monete d’oro e d’argento dall’altra, per i commerci grossi a lunga distanza, nonché i loro “strumenti di pagamento”, le cambiali, le antenate delle attuali banconote, che circolavano come “surrogati” monetari alle fiere europee contribuendo alla ricchezza del Rinascimento italiano.
Anche oggi, per rimediare alla povertà locale dei cittadini del nostro territorio, bisognerebbe affiancare all’euro – da “relegare” ai commerci internazionali come sorta di unità di conto – monete locali parallele a corso facoltativo, ma contrariamente alla volgata comune, esse non dovrebbero assolutamente essere convertibili in euro.
E non dovrebbero esserlo perché presterebbero il fianco alla speculazione finanziaria internazionale e agli attacchi giuridici di qualsiasi tipo. Il fatto di essere slegate dall’euro, contribuirebbe a costringerci a sviluppare produzione e ricchezza locali, ivi compreso la ricerca in ambito energetico e ambientale. L’Italia, più di altri paesi europei, ha questa possibilità. Ecco perché ci temono, ed ecco perché ci spremono, con lo spread, e ci minacciano.
La moneta locale parallela, di qualsiasi livello essa sia, nazionale, regionale, provinciale, comunale o settoriale, dovrebbe essere un fatto “inter nos”. Fatti nostri. Fatti tra noi e noi. In lingua nostra, denominazione nostra, finalità nostre più che sacrosante e sancite da tutti i testi nazionali e internazionali sui diritti universali – Costituzione, Dichiarazioni universali varie ecc ivi compresi i Trattati UE e la libera autodeterminazione dei popoli – principi consacrati per la tutela dei diritti dell’uomo: salute, scuola, casa, sicurezza nazionale, istruzione, indigenza e sostegno alla dignità.
Per fare accettare tali monete si possono immaginare due tipi di incentivi: l’incentivo fiscale e l’incentivo di beni e servizi “pubblici”. L’incentivo fiscale è insito nel progetto di Moneta Fiscale o CCF di Marco Cattaneo, Massimo Costa, Biagio Bossone e Stefano Sylos. I certificati di credito fiscale sono sgravi fiscali che circolerebbero in forma di buoni “girabili” cioè spendibili nei circuiti economici prima di essere “spesi” in pagamento delle tasse, alla scadenza di due anni. Essi sarebbero più che mai necessari in questi frangenti, ma come vedete il dibattito è censurato e ingessato dallle continue minacce dello spread e altre dichiarazioni offensive di commissari e capi di Stato europei.
L’incentivo dei beni e servizi pubblici offrirebbe la possibilità di spendere tali monete per beni e servizi offerti da enti pubblici, consorziati, cooperativi pubblici: acqua, visite museali, trasporti pubblici, aiuto alle persone, parcheggi, asili nido, servizi sanitari ecc ecc. Naturalmente, ciò significa che i servizi ex pubblici dovrebbero ridiventare pubblici, e persino dovremmo crearne nuovi e necessari: un esempio su tutti, l’assistenza alle persone anziane, malate e o disabili.
Ciò non è affatto contrario ai Trattati, anzi, e primo argomento, come abbiamo visto sopra, l’articolo 345 sancisce la neutralità delle istituzioni europee rispetto al regime proprietario degli Stati membri, e poi con la gestione IN-HOUSE di beni e servizi pubblici, ossia senza gara, ma con la gestione diretta da parte degli enti pubblici, è perfettamente compatibile con le norme europee relative ai servizi di interesse generale e di interesse economico generale. Sarà per questo che pur avendo la spesa per la pubblica amministrazione tra le più basse d’Europa, continuano a tenere la pressione elevata sul nostro paese affinché non la aumentiamo?
Secondo argomento, come detto sopra, tali monete parallele a corso facoltativo sarebbero in ossequio ai testi universali dei diritti dell’uomo i quali non possono entrare in contrasto con politiche europee o con interpretazioni dei Trattati UE, oppure essere applicati ad alcuni cittadini e non ad altri (l’Italia li applica ai finti candidati d’asilo, sia pur truffaldinamente e in modo speculativo, come sappiamo).
Terzo argomento, i principi di parità e di sussidiarietà di cui sopra sanciti dai Trattati.
Quarto argomento, il principio stesso di concorrenza sancito dai Trattati: il rifornimento monetario da parte degli Stati membri viene fatto in regime di oligopolio, con intesa su prezzi e condizioni, per ogni singolo paese. Avviene pertanto in contraddizione plateale con un altro dei principi fondanti dell’Unione europea, la concorrenza e il principio di libero mercato, settori in cui la Commissione europea ha il potere esclusivo di legiferare e penalizzare. Una prova supplementare che il Trattato di Maastricht è in contraddizione con i Trattati originali stessi e che la Commissione stessa sarebbe da denunciare quando vien meno ai suoi principi e alla sua missione.
Quinto argomento, l’illegalità con cui è stato applicato Maastricht e il nome Unione europea, e per l’impostura che rappresenta l’euro, finta moneta fintamente unica (vedi sopra argomenti di Guarino).
Per quanto detto sopra, ha ragione il Ministro Paolo Savona, come ha ragione qualsiasi europeista in cuor suo, a criticare questa Europa che, per la volontà di alcuni ambienti finanziari, e all’epoca da determinati Stati (paesi Scandinavi, Gran Bretagna, coppia francotedesca) fu ampliata prima di essere approfondita, proprio per diluirne il progetto politico e sociale che rischiava di portare avanti la Comunità europea. Ed ha ragione a volerne evidenziare l’intrinseca contraddizione e ambiguità, per superarla, o in un modo o nell’altro, perfezionando il progetto oppure uscendo, o come ho sempre prediletto, uscendo dal finto dilemma, euro si o euro no, in modo da porre la questione in termini più pertinenti come:
  • quale e quanta sovranità a quali livelli dei cittadini?
  • Riformare l’euro, affiancarlo con la moneta che vorremmo oppure uscire, e come uscire?
  • Come dovrebbe essere la moneta per essere nel contempo conforme alla Costituzione nazionale e a un’Europa umana e dei cittadini?
  • E infine, come dovrebbe essere la moneta e in quale tipo di sistema di governo?
No, perché, se non ci occupiamo noi di moneta, essa si occuperà di noi, e nel peggiore dei modi. E’ impossibile cambiare la moneta, ad esempio ribaltando nel digitale, senza ripensare al modello di comunità che vogliamo e al suo nesso con il territorio in cui abitiamo e viviamo. Ora sia l’euro sia il bitcoin e le varie crypto, non pongono questi termini se non a una piccola casta di “tecnici” mentre la politica ne elude completamente il dibattito pubblico e su ampia scala. Un dibattito che dovrebbe chiarire i termini anche nel senso della “terminologia” truffaldina con cui media e interpretazioni varie dei Trattati europei ci hanno ingannato.
Commento 
Brava, anzi BRAVISSIMA !!! Stanno lottando slealmente con tutti i mezzi, soprattutto "fisici" contro il Costituzionale Sovranismo Populismo. Ma è la Costituzione che lo scrive all'articolo 1. La Sovranità appartiene al Popolo. Cassare l'ultima frase. Il Sovrano non ha limiti: è lui la Legge Ed imparate la Logica nello scrivere, cari padri..gni costituenti. ! L'ha fatto notare anche il Presidente del Consiglio dei Ministri, l'avvocato delgli Italiani, il Professor Conte. Bene. I sinistrati, non perché siano di "sinistra", ma perché sono sinistri, usano i presunti stupri, denunciati dopo "decenni" per disarcionare maschi di grande ma anche di piccolo potere. Si stanno dando, però, la zappa sull' "ostentata" vagina che adoperano come "arma". Teniamo sempre a mente Strauss-Khan, accusato di essersi "adoperato" una cameriera d'albergo un poco tanto negrita, quando poteva avere le più belle e sofisticate "escorts" che avesse voluto. Non credibile. In realtà, il "mis-fatto" non avvenne. Ebbe luogo la "CALUNNIA" che gli impedì di essere i presidente della repubblica francese. Ci fu "regalato" il na-netto Sarkosy che con la ilare clinton perpetrò l'assassinio di Gheddafi e l'ulteriore rovina dell'Italia. Ma badaben, Noi siamo Sfingi con la Testa dì'Elefante. Non dimentichiamo. Anche la smandrappata masdada "anch'io, pu'io" è stata messa in ginocchio da una botta di Trump. Ha preso, come si suol dire, una Trumpata. Un Trump sempre sotto il tiro degli "embedded" giornalonari erogatri di fandonie di massa. Non è loro riuscito il ...golp..accio. Non sono stati capaci di Brett Kavanaughare un ragno dal "buco"...nero. Asshole ! ! !
Noi, invece un 'arma leale che potrebbe divenire letale per la burocrazia ue.capestro cravattara e bollettara l'abbiamo. Quel Matteo 2.0 che rialza la Testa con Noi, il Popolo Sovrano, contro l'arroganza di D ed Ue, maramaldi falsari in paradisi fiscali. Prima Noi, dopo...PURE ! Adopereremo quel che abbiamo. Salvini: attento alle polpette avvelenate. A Te ed al M5S, soci ma distinti, conviene stare con Noi, 49 milioni se si escludono gli 11 milioni di beneficiari degli 80 €, anziché col somariere Von Tajani ed industrialotti della "boccia". Il Lavoro può "fare" il capitale [vedi i Cinesi]. Il capitale non farà MAI il Lavoro. 4 ore al giorno di lavoro, e 2 di "aggiornamento".
Ateismo, Veganesimo, Rifiuto della competizione. Al posto delle 3 "i", le 3 "P" prevedere, prevenire, programmare, col minmo sforzo ed il massimo utile: l'Organizzazione. E sopra tutto...il Conto della Serva: entrate, uscite, disponibilità. I negranti ci costano € 37 [€ 35 + 2 di mancetta] al giorno. C'è chi dice che siano 5 milioni. La verifica è quasi impossibile. Gli Italiani da aiutare a sopravvivere sono altrettanti, se non di più. Col "Reddito" ci costerebbero [€ 780 mensili x 12 mesi diviso 365] € 25,64 al giorno e solo finché non trovino un lavoro dopo 3 opportunità, o altro mezzo di sostentamento. Anche i "servizi" ai "poveri" resi dalla Caritas non sono gratis. Li paghamo Noi tramite i Comuni.





sabato 6 ottobre 2018 
Giovanni Papini, Chiudiamo le scuole! Tra cretini e talenti di stato di Michele Rainone Chiudere le scuole?“I giovani fuori dalle loro fabbriche privilegiate di cretini di stato” – Giovanni Papini, interprete indiscusso del III millennio. Eppure, l’articolo è di quasi cento anni fa: 1 giugno 1914. Interprete indiscusso, ma inconsapevole. Se non fosse che la questione salta fuori ogni anno, l’importanza di uno scritto sulla distruttività della scuola, e di tutte le istituzioni simili, sarebbe minima. Siamo dei cretini di stato, insomma: delle marionette istruite, necessariamente destinate a “rivomitare tutto quel che s’è ingozzato in quei forzati banchetti e ricominciare da capo”. Dichiarazioni del genere, ispirate al Futurismo più distruttivo, potevano destare scandalo nel XX secolo, ma non sortiscono lo stesso effetto oggi: leggere queste due righe è stato semplice, non ci si è fermati neanche un attimo. Il concetto di scuola inutile, o meglio, utile solo per il tanto chiacchierato pezzo di carta, è talmente diffuso che una reazione del genere è prevedibile. Dai primi del 1900 ad oggi è cambiato tutto, sono poche le eccezioni: il grande libro, e non l’esperienza, distruggeva, distrugge e, secondo molti, continuerà a farlo. L’articolo di Papini, Chiudiamo le scuole!, è attuale, purtroppo. Fastidiosamente attuale ...Volendo trovare una giustificazione che lo salvi da qualsiasi attacco, si potrebbe far riferimento al suo fervore futuristico, alla distruttività di questo movimento che, per fortuna, non ha prodotto grandi strascichi, almeno in letteratura. Trovare, invece, una giustificazione per tutti coloro che oggi continuano ad attaccare l’istituzione scolastica è impossibile: la loro lettura, di certo non influenzata dal lontano Futurismo, è parziale, fuorviante e, quindi, errata.Certo, quando leggiamo che la scuola “non insegna quasi mai ciò che un uomo dovrà fare effettivamente nella vita, per la quale occorre poi un faticoso e lungo noviziato autodidattico” non possiamo che essere d’accordo. Questo approccio, però, non è esclusivo. Papini, e non solo lui, inquadra il rapporto scuola-individuo, prendendo in esame la prospettiva dell’insegnamento, o meglio, indottrinamento, e dei suoi protagonisti, e non quella di apprendimento: gli approcci del singolo all’istituzione sono tali e tanti che l’articolo risulta persino offensivo nei confronti dell’allievo. Non saranno mica tutti degli stupidi indottrinati! Non saranno mica tutti robot pronti a ingurgitare centinaia e centinaia di pagine senza un perché, e chissà in che modo! La questione è centrale, molto spesso viene sottovalutata, se non addirittura messa da parte: la conoscenza – quella che tutti, Papini in questo caso, associano alla noiosità dei grandi libri – è frutto di un percorso formativo che presuppone sfide, sacrifici, rinunce; la vera utilità del rapporto scuola-allievo non sta di certo in ciò che si apprende – si tratta, il più delle volte, di puro e sterile nozionismo, così come chiarisce Gramsci in uno scritto del 1919 – ma in ciò che si fa per apprendere, nel percorso che porta alla conoscenza.Il mondo del lavoro presuppone sì competenza ma altresì resistenza: i veri talenti la sperimentano, giorno per giorno, nell’ambiente scolastico, confrontandosi con queste fantomatiche noiosità che, comunque, rappresentano novità. Cose nuove, e non inutili: esperienza e conoscenza viaggiano di pari passo. Ecco perché frasi come “la scuola fa molto più male che bene ai cervelli in formazione” non dovrebbero essere più accettabili al giorno d’oggi. Eppure, sembra come se Papini stesse parlando della nostra realtà, appoggiato da una schiera infinita di sostenitori. Non deve essere così, almeno non in tutti i casi: sarà che assieme ai “cretini di stato” nascono, e crescono, “talenti di stato”? Fonte: www.sulromanzo.it/ Il titolo del libro di Giovanni Pappini, nonché l'articolo riportato sopra, hanno destato la mia curiosità. Vogliamo leggere qualche riga dell'autore stesso?Sorvegliare o educare?In un testo scritto nel 1914 e pubblicato nel 1919 (non a caso a cavallo della traumatica esperienza della Grande Guerra, prima prova generale delle istituzioni di massa novecentesche), Giovanni Papini invita in maniera provocatoria a smantellare il sistema scolastico (Chiudiamo le scuole è infatti il titolo dell’intervento), sostenendone la totale e irredimibile negatività. Anche se il testo è da leggere all’insegna del gusto tipicamente avanguardista per la provocazione e rientra nella condanna rivolta contro tutti i luoghi-simbolo della cultura del passato (musei e biblioteche in primis), vi sono comunque dei punti che meritano di essere considerati con molta attenzione:1 giugno 1914"Diffidiamo de' casamenti di grande superficie, dove molti uomini si rinchiudono o vengono rinchiusi. Prigioni, Chiese, Ospedali, Parlamenti, Caserme, Manicomi, Scuole, Ministeri, Conventi. Codeste pubbliche architetture son di malaugurio: segni irrecusabili di malattie generali. Difesa contro il delitto - contro la morte - contro lo straniero - contro il disordine - contro la solitudine - contro tutto ciò che impaurisce l'uomo abbandonato a sé stesso: il vigliacco eterno che fabbrica leggi e società come bastioni e trincee alla sua tremebondaggine.Vi sono sinistri magazzini di uomini cattivi - in città e in campagna e sulle rive del mare - davanti a' quali non si passa senza terrore.Lì son condannati al buio, alla fame, al suicidio, all'immobilità, all'abbrutimento, alla pazzia, migliaia e milioni di uomini che tolsero un po' di ricchezza a' fratelli più ricchi o diminuirono d'improvviso il numero di questa non rimpiangibile umanità. Non m'intenerisco sopra questi uomini ma soffro se penso troppo alla loro vita - e alla qualità e al diritto de' loro giudici e carcerieri. Ma per costoro c'è almeno la ragione della difesa contro la possibilità di ritorni offensivi verso qualcun di noialtri.Ma cosa hanno mai fatto i ragazzi, gli adolescenti, i giovanotti che dai sei fino ai dieci, ai quindici, ai venti, ai ventiquattro anni chiudete tante ore del giorno nelle vostre bianche galere per far patire il loro corpo e magagnare il loro cervello? Gli altri potete chiamarli - con morali e codici in mano - delinquenti ma quest'altri sono, anche per voi, puri e innocenti come usciron dall'utero delle vostre spose e figliuole. Con quali traditori pretesti vi permettete di scemare il loro piacere e la loro libertà nell'età più bella della vita e di compromettere per sempre la freschezza e la sanità della loro intelligenza?Non venite fuori colla grossa artiglieria della retorica progressista: le ragioni della civiltà, l'educazione dello spirito, l'avanzamento del sapere… Noi sappiamo con assolutaNon venite fuori colla grossa artiglieria della retorica progressista: le ragioni della civiltà, l'educazione dello spirito, l'avanzamento del sapere… Noi sappiamo con assoluta certezza che la civiltà non è venuta fuor dalle scuole e che le scuole intristiscono gli animi invece di sollevarli e che le scoperte decisive della scienza non son nate dall'insegnamento pubblico ma dalla ricerca solitaria disinteressata e magari pazzesca di uomini che spesso non erano stati a scuola o non v'insegnavano.Sappiamo ugualmente e con la stessa certezza che la scuola, essendo per sua necessità formale e tradizionalista, ha contribuito spessissimo a pietrificare il sapere e a ritardare con testardi ostruzionismi le più urgenti rivoluzioni e riforme intellettuali.Soltanto per caso e per semplice coincidenza - raccoglie tanta di quella gente! - la scuola può essere il laboratorio di nuove veritàEssa non è, per sua natura, una creazione, un'opera spirituale ma un semplice organismo e strumento pratico. Non inventa le conoscenze ma si vanta di trasmetterle. E non adempie bene neppure a quest'ultimo ufficio - perché le trasmette male o trasmettendole impedisce il più delle volte, disseccando e storcendo i cervelli ricevitori, il formarsi di altre conoscenze nuove e migliori.Le scuole, dunque, non son altro che reclusori per minorenni istruiti per soddisfare a bisogni pratici e prettamente borghesi. Quali? Per i genitori, nei primi anni, sono il mezzo più decente per levarsi di casa i figliuoli che danno noia.Più tardi entra in ballo il pensiero dominante della "posizione" e della "carriera".Per i maestri c'è soprattutto la ragione di guadagnarsi pane, carne e vestiti con una professione ritenuta "nobile" e che offre, in più, tre mesi di vacanza l'anno e qualche piccola beneficiata di vanità.Aggiungete poi a questo la sadica voluttà di potere annoiare, intimorire e tormentare impunemente, in capo alla vita, qualche migliaio di bambini o di giovani.Lo Stato mantiene le scuole perché i padri di famiglia le vogliono e perché lui stesso, avendo bisogno tutti gli anni di qualche battaglione di impiegati, preferisce tirarseli su a modo suo e sceglierli sulla fede di certificati da lui concessi senza noie supplementari di vagliature più faticose.Aggiungete che sulle scuole ci mangiano ispettori, presidi, bidelli, preparatori, assistenti, editori, librai, cartolai e avrete la trama completa degli interessi tessuti attorno alle comunali e regie e pareggiate case di pena.Nessuno - fuorché a discorsi - pensa al miglioramento della nazione, allo sviluppo del pensiero e tanto meno a quello cui si dovrebbe pensar di più: al bene dei figliuoli.Le scuole ci sono, fanno comodo, menano a qualche guadagno: ficchiamoci maschi e femmine e non ci pensiamo più.L'uomo, nelle tre mezze dozzine d'anni decisive nella sua vita (dai sei ai dodici, dai dodici ai diciotto, dai diciotto ai ventiquattro), ha bisogno, per vivere, di libertà. Libertà per rafforzare il corpo e conservarsi la salute, libertà all'aria aperta: nelle scuole si rovina gli occhi, i polmoni, i nervi (quanti miopi, anemici e nevrastenici possono maledire giustamente le scuole e chi l'ha inventate!)Libertà per svolgere la sua personalità nella vita aperta dalle diecimila possibilità, invece che in quella artificiale e ristretta delle classi e dei collegi.Libertà per imparare veramente qualcosa perché non s'impara nulla di importante dalle lezioni ma soltanto dai grandi libri e dal contatto personale colla realtà. Nella quale ognuno s'inserisce a modo suo e sceglie quel che gli è più adatto invece di sottostare a quella manipolazione disseccatrice e uniforme ch'è l'insegnamento.Nelle scuole, invece, abbiamo la reclusione quotidiana in stanze polverose piene di fiati - l'immobilità fisica più antinaturale - l'immobilità dello spirito obbligato a ripetere invece che a cercare - lo sforzo disastroso per imparare con metodi imbecilli moltissime cose inutili - e l'annegamento sistematico di ogni personalità, originalità e iniziativa nel mar nero degli uniformi programmi. Fino a sei anni l'uomo è prigioniero di genitori, bambinaie e istitutrici; dai sei ai ventiquattro è sottoposto a genitori e professori; dai ventiquattro è schiavo dell'ufficio, del caposezione, del pubblico e della moglie; tra i quaranta e i cinquanta vien meccanizzato e ossificato dalle abitudini (terribili più d'ogni padrone) e servo, schiavo, prigioniero, forzato e burattino rimane fino alla morte.Lasciateci almeno la fanciullezza e la gioventù per godere un po' d'igienica anarchia!L'unica scusa (non mai bastante) di tale lunghissimo incarceramento scolastico sarebbe la sua riconosciuta utilità per i futuri uomini. Ma su questo punto c'è abbastanza concordia fra gli spiriti più illuminati. La scuola fa molto più male che bene ai cervelli in formazione.Insegna moltissime cose inutili, che poi bisogna disimparare per impararne molte altre da sé.Insegna moltissime cose false o discutibili e ci vuol poi una bella fatica a liberarsene - e non tutti ci arrivano.Abitua gli uomini a ritenere che tutta la sapienza del mondo consista nei libri stampati.Non insegna quasi mai ciò che un uomo dovrà fare effettivamente nella vita, per la quale occorre poi un faticoso e lungo noviziato autodidattico.Insegna (pretende d'insegnare) quel che nessuno potrà mai insegnare: la pittura nelle accademie; il gusto nelle scuole di lettere; il pensiero nelle facoltà di filosofia; la pedagogia nei corsi normali; la musica nei conservatori.Insegna male perché insegna a tutti le stesse cose nello stesso modo e nella stessa quantità non tenendo conto delle infinite diversità d'ingegno, di razza, di provenienza sociale, di età, di bisogni ecc.Non si può insegnare a più d'uno. Non s'impara qualcosa dagli altri che nelle conversazioni a due, dove colui che insegna si adatta alla natura dell'altro, rispiega, esemplifica, domanda, discute e non detta il suo verbo dall'alto.Quasi tutti gli uomini che hanno fatto qualcosa di nuovo nel mondo o non sono mai andati a scuola o ne sono scappati presto o sono stati "cattivi" scolari. (I mediocri che arrivano nella vita a fare onorata e regolare carriera e magari a raggiungere una certa fama sono stati spesso i "primi" della classe).La scuola non insegna precisamente quello di cui si ha più bisogno: appena passati gli esami e ottenuti i diplomi bisogna rivomitare tutto quel che s'è ingozzato in quei forzati banchetti e ricominciare da capo.Vorrei che i nostri dottori della legge, per i quali la scuola è il tempio delle nuove generazioni e i manuali approvati sono i sacri testamenti della religion pedantesca, leggessero almeno una volta il saggio di Hazlitt sull'Ignoranza delle persone istruite, che comincia così: "La razza di gente che ha meno idee è formata da quelli che non son altro che autori o lettori. È meglio non saper né leggere né scrivere che saper leggere e scrivere, e non essere capaci d'altro".E più giù: "Chiunque è passato per tutti i gradi regolari d'una educazione classica e non è diventato stupido, può vantarsi d'averla scappata bella".Credo che pochissimi potrebbero - se sapessero giudicarsi da sé - vantarsi di una tal resistenza. E basta guardarsi un momento attorno e vedere quale sia la media intelligenza de' nostri impiegati, dirigenti, professionisti e governanti per convincersi che Hazlitt ha centomila ragioni. Se c'è ancora un po' d'intelligenza nel mondo bisogna cercarla fra gli autodidatti o fra gli analfabeti.La scuola è così essenzialmente antigeniale che non ristupidisce solamente gli scolari ma anche i maestri. Ripeti e ripeti anni dopo anni le medesime cose, diventano assai più imbecilli e immalleabili di quel che fossero al principio - e non è dir poco.Poveri aguzzini acidi, annoiati, anchilosati, vuotati, seccati, angariati, scoraggiati che muovon le loro membra ufficiali e governative soltanto quando si tratta di aver qualche lira di più tutti i mesi!Si parla dell'educazione morale delle scuole. Gli unici risultati della convivenza tra maestri e scolari è questa: servilità apparente e ipocrisia dei secondi verso i primi e corruzione reciproca tra compagni e compagni.L'unico testo di sincerità nelle scuole è la parete delle latrine.Bisogna chiuder le scuole - tutte le scuole. Dalla prima all'ultima. Asili e giardini d'infanzia; collegi e convitti; scuole primarie e secondarie; ginnasi e licei; scuole tecniche e istituti tecnici; università e accademie; scuole di commercio e scuole di guerra; istituti superiori e scuole d'applicazione; politecnici e magisteri. Dappertutto dove un uomo pretende d'insegnare ad altri uomini bisogna chiuder bottega. Non bisogna dar retta ai genitori in imbarazzo né ai professori disoccupati né ai librai in fallimento. Tutto s'accomoderà e si quieterà col tempo. Si troverà il modo di sapere (e di saper meglio e in meno tempo) senza bisogno di sacrificare i più begli anni della vita sulle panche delle semiprigioni governative.Ci saranno più uomini intelligenti e più uomini geniali; la vita e la scienza andranno innanzi anche meglio; ognuno se la caverà da sé e la civiltà non rallenterà neppure un secondo. Ci sarà più libertà, più salute e più gioia.L'anima umana innanzi tutto. È la cosa più preziosa che ognuno di noi possegga. La vogliamo salvare almeno quando sta mettendo le ali. Daremo pensioni vitalizie a tutti i maestri, istitutori, prefetti, presidi, professori, liberi docenti e bidelli purché lascino andare i giovani fuor dalle loro fabbriche privilegiate di cretini di stato. Ne abbiamo abbastanza dopo tanti secoli.Chi è contro la libertà e la gioventù lavora per l'imbecillità e per la morte."Più che la scuola stessa mi sembra che l'autore ne critichi i contenuti, e sicuramente non ha tutti i torti.CatherineTanto è vero che quando entri nel "Lavoro", devi istruirti di nuovo applicando la teoria alla pratica e la pratica alla teoria. Esperienza m'insegnò. Ora c'è Internet. Non si ha più bisogno di monumentali enciclopedie. Con l'esercizio s'impara a distinguere ed a scegliere. Fuori i "padroncini" dalle Nostre Vite. Il neonato va RISPETTATO come ogni qualsiasi altro Animale. Non s'incarcera in case, chiese, scuole. Sono d'accordo al 1000 per 1000 con il Pensiero di Giovanni Papini, Pensiero che da sempre ci tengono rigorosamente nascosto.
Commento bambilu7 ottobre 2018 
Questo è un trattato sulla Verità. Nasciamo e dobbiamo fare quello che vuole mamma e papà. Poi ci bagnano la testa senza il nostro consenso e ci mollano all'oratorio, poi ci chiudono nella prigione scuola, dove cercano di indottrinarci con le stronGate che hanno insegnato a loro. Non sono neanche colpevoli, sono inconsapevoli, a parte qualche illuminat*, non di $ion, ovvio. Poiché mancano di ogni fondamento dell'organizzazione, "insegnano" solo teoria. Pratica doppio zero. Anche perché a loro non serve, mentre a Noi che poi dovremo "lavorare" per mangiare è indispensabile procedere parallelamente con Teoria e Pratica. La teoria te la scordi quasi subito, perché fondata sulla memoria a pappagallo e non sul "Concetto". E dovessi avere una Logica Concettuale e non Memoriale, ti sbeffeggeranno perché non capisci la matematica spiegata da "loro".



sabato 6 ottobre 2018

“Riace è un modello solo per Saviano e gli italiani cretini” Scritto il 06/10/18 


Si può essere «cretini» come Roberto Saviano, che finge di non sapere che Riace era un paesino deserto, e quindi adatto ad essere ripopolato con migranti? «Capirei se l’Italia fosse abitata da un milione di persone», dice il video-reporter Massimo Mazzucco. «Sfortunatamente gli italiani sono 60 milioni: Saviano non lo sa? Non capisce che inserire migranti in aree sovraffollate non è come domiciliare immigrati in un villaggio fantasma, abbandonato dagli abitanti originari?». A fare notizia, in realtà – sostiene Mazzucco nel “live” settimanale in web-streaming con Fabio Frabetti di “Border Nights” – non è neppure l’imbarazzante, scontato propagandismo anti-Salvini dell’autore di “Gomorra”, quanto la levata di scudi suscitata dall’arresto del sindaco di Riace, Domenico Lucano, accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. E’ comunque eccessivo, in casi come questo, il ricorso alla carcerazione preventiva? Spesso, dichiara sempre a Frabetti l’avvocato Gianfranco Pecoraro, alias Carpeoro, l’arresto è «un indice di frustrazione, da parte di una magistratura che in questo modo anticipa la pena», temendo che poi il processo potrebbe naufragare. «Molto più efficace il “processo” mediatico», la “gogna” innescata dalle manette. Segno, ribadisce Carpeoro, «che in Italia la giustizia non riesce proprio a funzionare».Sul caso Riace si è in ogni caso abbattuta l’ennesima tempesta. In difesa del sindaco Lucano si schierano scrittori, giornalisti, opinionisti a tempo pieno. La filosofa Maura Gancitano parla di “regime”, quando in realtà di amministratori locali arrestati se ne contano a bizzeffe. Perché proprio questa volta ci si scandalizza così tanto? «Ci si scandalizza – dice Mazzucco – perché quel sindaco è diventato una specie di simbolo, una bandiera (positiva o negativa, a seconda di come la guardi). Era stato addirittura inserito da “Fortune” tra le 50 persone più influenti del mondo: e senza un vasto movimento di supporto, da parte di una certa sinistra, non sarebbe mai potuto finire su “Fortune”. Il giornale non se ne sarebbe neppure accorto, dell’esistenza del paesino di Riace». E proprio perché Domenico Lucano è stato trasformato nella bandiera dell’accoglienza “senza se e senza ma”, «Matteo Salvini (giustamente, dal suo punto di vista) ha detto la sua, e quindi ha creato il caso: che infatti nasce perché questo sindaco è diventato un simbolo, non per quello che ha fatto a Riace». Il guaio, sottolinea Mazzucco, sta nel voler generalizzare in modo così miope, prendendendo che il ripopolamento “meticcio” di un paesetto disabitato rappresenti un modello, applicabile anche a periferie degradate anche dalla presenza di migranti senza occupazione.Quanto al caso giudiziario, è indispensabile chiarire: «Se il sindaco ha fatto qualcosa di sbagliato, legalmente – sostiene Mazzucco – non è che glielo puoi condonare solo perché è stato “bravo” ad accogliere i migranti: secondo questa logica, a uno ancora più “bravo” potrebbe anche essere perdonato un omicidio?». Siamo seri, insiste Mazzucco: «Non puoi mescolare il livello politico con quello della legalità». Quindi non si scappa: «Le contestazioni giudiziarie devono essere risolte a livello legale». Rispetto invece all’aspetto sociale? «Bravissimo, quel sindaco. Ma sono capace anch’io di riempire un paesino vuoto. A Riace non c’era altro da fare: dare ai migranti le chiavi delle case. Il problema è che l’Italia non è affatto vuota. E’ piena, già così». E non solo di migranti, sulla cui “importazione” lucrano grandi reti, protette dall’ipocrisia dominante che si nasconde dietro il dovere umanitario dell’aiuto. L’Italiapurtroppo è piena anche di “cretini”, per dirla con Mazzucco, che scambiano lo sperduto villaggio di Riace per un modello esportabile ovunque, anche nelle metropoli, dove proprio la non-gestione dell’immigrazione (e i ricchi affari ad essa collegata) hanno fatto volare il consenso di un politico come Salvini.

Si può essere «cretini» come Roberto Saviano, che finge di non sapere che Riace era un paesino deserto, e quindi adatto ad essere ripopolato con migranti? «Capirei se l’Italia fosse abitata da un milione di persone», dice il video-reporter Massimo Mazzucco. «Sfortunatamente gli italiani sono 60 milioni: Saviano non lo sa? Non capisce che inserire migranti in aree sovraffollate non è come domiciliare immigrati in un villaggio fantasma, abbandonato dagli abitanti originari?». A fare notizia, in realtà – sostiene Mazzucco nel “live” settimanale in web-streaming con Fabio Frabetti di “Border Nights” – non è neppure l’imbarazzante, scontato propagandismo anti-Salvini dell’autore di “Gomorra”, quanto la levata di scudi suscitata dall’arresto del sindaco di Riace, Domenico Lucano, accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. E’ comunque eccessivo, in casi come questo, il ricorso alla carcerazione preventiva? Spesso, dichiara sempre a Frabetti l’avvocato Gianfranco Pecoraro, alias Carpeoro, l’arresto è «un indice di frustrazione, da parte di una magistratura che in questo modo anticipa la pena», temendo che poi il processo potrebbe naufragare. «Molto più efficace il “processo” mediatico», la “gogna” innescata dalle manette. Segno, ribadisce Carpeoro, «che in Italia la giustizia non riesce proprio a funzionare».
Sul caso Riace si è in ogni caso abbattuta l’ennesima tempesta. In difesa del sindaco Lucano si schierano scrittori, giornalisti, opinionisti a tempo pieno. La filosofa Maura Gancitano parla di “regime”, quando in realtà di amministratori locali arrestati se ne contano a bizzeffe. Perché proprio questa volta ci si scandalizza così tanto? «Ci si scandalizza – dice Mazzucco – perché quel sindaco è diventato una specie di simbolo, una bandiera (positiva o negativa, a seconda di come la guardi). Era stato addirittura inserito da “Fortune” tra le 50 persone più influenti del mondo: e senza un vasto movimento di supporto, da parte di una certa sinistra, non sarebbe mai potuto finire su “Fortune”. Il giornale non se ne sarebbe neppure accorto, dell’esistenza del paesino di Riace». E proprio perché Domenico Lucano è stato trasformato nella bandiera dell’accoglienza “senza se e senza ma”, «Matteo Salvini (giustamente, dal suo punto di vista) ha detto la sua, e quindi ha creato il caso: che infatti nasce perché questo sindaco è diventato un simbolo, non per quello che ha fatto a Riace». Il guaio, sottolinea Mazzucco, sta nel voler generalizzare in modo così miope, prendendendo che il ripopolamento “meticcio” di un paesetto disabitato rappresenti un modello, applicabile a periferie degradate anche dalla presenza di migranti senza occupazione.
Quanto al caso giudiziario, è indispensabile chiarire: «Se il sindaco ha fatto qualcosa di sbagliato, legalmente – sostiene Mazzucco – non è che glielo puoi condonare solo perché è stato “bravo” ad accogliere i migranti: secondo questa logica, a uno ancora più “bravo” potrebbe anche essere perdonato un omicidio?». Siamo seri, insiste Mazzucco: «Non puoi mescolare il livello politico con quello della legalità». Quindi non si scappa: «Le contestazioni giudiziarie devono essere risolte a livello legale». Rispetto invece all’aspetto sociale? «Bravissimo, quel sindaco. Ma sono capace anch’io di riempire un paesino vuoto. A Riace non c’era altro da fare: dare ai migranti le chiavi delle case. Il problema è che l’Italia non è affatto vuota. E’ piena, già così». E non solo di migranti, sulla cui “importazione” lucrano grandi reti, protette dall’ipocrisia dominante che si nasconde dietro il dovere umanitario dell’aiuto. L’Italiapurtroppo è piena anche di “cretini”, per dirla con Mazzucco, che scambiano lo sperduto villaggio di Riace per un modello esportabile ovunque, anche nelle metropoli, dove proprio la non-gestione dell’immigrazione (e i ricchi affari ad essa collegata) hanno fatto volare il consenso di un politico come Salvini.
Commento Monia De Moniax
E' il Somaro che disarciona il "somariere", non il contrario ! Capito Junkèr, cosca, Saviani e Lucani? Ripeto: vogliamo i Bronzi di Riace, non gli "sbronzi", né di Riace, né di Bruxelles. E' evidente a tutti che Junkèr non è un Bronzo, tantomeno di Riace ! E ci viene in mente quel furbonastro un poco tanto millantatore di Ulisse d'Itaca. Che pare si fece legare all'albero della nave per sfuggire al fascino letale delle Sirene...Junkèr e cosche...prendetene atto, voi non avete le "physique du rôle" delle Sirene. Voi siete "COZZE", e di quelle del Mar Nero, non Sirene ! Se credete di "impapocchiarci neanche con le lusinghe, addirittua con le minacce...voi non siete sbronzi, siete "malati" di mentecattagine. 
Alba o Tramonto... ma...Rosa 

domenica 29 aprile 2018

Sa Defenza: ALFIE: SANITA' , EUGENETICA, EUTANASIA , E' QUESTA...

Sa Defenza: ALFIE: SANITA' , EUGENETICA, EUTANASIA , E' QUESTA...: ALFIE: SANITA' , EUGENETICA , EUTANASIA , E' QUESTA L'EUROPEA IPOCRISIA! da    Roberta Fusco Sa Defenza   ASSASSINII ...





a quelli che avete citato non gliene frega niente di Noi, Alfie Evans. Fanno parte tutti della stessa congrega, i passati, i presenti ed i futuri. Mi sono "scientificamente" posta una domanda la cui risposta non ho trovato da nessuna parte qui in inFernet: se Alfie non sentiva e non capiva niente, non soffriva, perché Logica mi suggerisce che è il Cervello che fa sentire dolore o piacere. Quindi se non soffriva, perché volerlo uccidere contro la Volontà dei suoi genitori tutori unici responsabili del minore? Solo se i minori compiono misfatti vengono ritenuti non responsabili, inclusi i responsabilissimi genitori che dovrebbero essere puniti al posto loro? Eh, no sepolcri malamente sbianchettati di color "nutella"; non è così che funziona la Logica della Ragione. Qui non si tratta più del Suo Sonno, si tratta del suo assassinio. Siamo il 99% di 7 miliardi, contro l'1%. Saremmo una Valanga inarrestabile, se ci unissimo. Il fuoco si spegne col fuoco, l'acqua si doma con l'acqua.

giovedì 1 marzo 2018

IL CERN SI PREPARA A TRASPORTARE L'ANTI-MATERIA ~ Sa Defenza

IL CERN SI PREPARA A TRASPORTARE L'ANTI-MATERIA ~ Sa Defenza

classico

Nel mio piccolissimo, non sono certo una scienziata, però
sono peggio del "poro" Andreotti, “cogito” sempre a male e ci colgo
sempre ché sono Una Cogliona, ho pensato che tutti sti' terremoti sopra il Gran
Sasso e dintorni sempre nel cuore della notte 
H 03:32-H 03:36 AM, non fossero proprio coincidentali. Penso anche che
Natura è una grande chimica, non certo una "metalmeccanica". Che loro
non cercassero il neutrino più veloce della luce, ah ah, era evidente. Hanno
detto una cavolata per nascondere l’Italico "Triangolo delle Bermude"
?  Altro che bomba nucleare. Ci fanno
fuori tutti e neanche hanno da seppellirci. Che pacchia eh?


I film ettari di Hollywood mi fanno due Vibrisse !

lunedì 19 febbraio 2018

BENJAMIN FULFORD: La mega-battaglia finanziaria si intensificherà da fine febbraio, all'inizio di marzo ~ Sa Defenza

BENJAMIN FULFORD: La mega-battaglia finanziaria si intensificherà da fine febbraio, all'inizio di marzo ~ Sa Defenza

classico

Secondo me, che odio gli algoritmi sciocchi,
scoperta dell'algebra calda, sono valide solo le monete coperte dal
controvalore in oro. Noi ne abbiamo 2450 tonnellate in fort knox, che
ovviamente sono state mangiate dagli armamenti degli ammazza7 sparasututto.
Prinma che vadano a zampe all'aria, facciamoci restituire, almeno un
"voucher" che attesti il nostro possedimento in oro presso di loro.
Certo una volta zompati, ce lo sbattiamo il voucher. Dovevamo farlo prima e comprarci
dei beni REALI. Vorrà dire che investiremo in YUA d'oro. I Cinesi sono tanti,
non sono Gheddafiabili. Buon Anno Mao ! E Ωorte a tute le criptovalute del
"gioiello". Dire che sono coperte da oro è un ossimoro. Non siamo
carabinieri sciocchi che si fanno irretire da due americaňe. Siamo Romani,
figli di Enea, figli di Troia. 

sabato 3 febbraio 2018

Su La Testa!: SU LA TESTA!

Su La Testa!: SU LA TESTA!:       Se sei qui è evidente che apprezzi il giornalismo indipendente. Un numero sempre più grande di persone ha letto e legge SU LA ...

classico



Questa frase è quello che tutti, ma proprio tutti,
anche gli ignoranti come me dovrebbero capire. La Logica del Buon Senso è da
applicare ad ogni situazione. E' l'istinto, che si ha in quanto Animali e che
si raffina e si rinforza con l'esercizio del Ragionamento Logico, quello che
con lo studio e provando e riprovando porta all'essenza dell'organizzazione:
ottenere il massimo utile con il minimo sforzo: l'unico concetto che mi è
rimasto dall’apprendimento scolastico dell'economia "politica". Io ho
tre Gatti, due femmine ed un maschio. Quest'ultimo è affetto da un'allergia
alimentare. Essendo molto cocciuto, non sono più riuscita a catturarlo per
portarlo dal suo medico che ogni due mesi gli iniettava, a fin di bene,
cortisone ed antibiotico. Disperata, 8 mesi fa ho cominciato a curarlo con
ribes nigrum e propoli. Pare, dico pare, ché non dire Gatto se non l'hai nel
sacco, che sia "quasi" guarito. Anch'io mi son fatta una curetta
tempo fa. Inoltre, sono Vegana crudista. Ho fiducia più nella Natura che negli
"scienziati " senza la Logica del Buon Senso. Certo anche Lei, grande
chimica, con miliardi d'anni d'esperienza non si mette nei panni degli esseri
viventi e ci induce a divorarci gli uni con gli altri. Ma...la preferisco.
Forse dipende da Noi Animali esserne la Coscienza.